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	<title>Slow Travel &#187; Curiosità e Scoperte</title>
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	<description>Racconti di viaggio a passo di tartaruga</description>
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		<title>Friuli: viaggio in una terra di confine</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Jul 2014 12:02:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chiara</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte e Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Curiosità e Scoperte]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
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		<category><![CDATA[Cividale]]></category>
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		<description><![CDATA[Terra di confine tra Est e Ovest, il Friuli è da sempre stato crocevia di popoli, cosicché la presenza di un patrimonio culturale tanto eterogeneo non dovrebbe sorprendere. Eppure mi ha sorpreso riscontrare tutto questo gustando un piatto tradizionale o &#8230; <a href="http://www.slow-travel.it/2014/07/friuli-terra-confine/">Leggi tutto <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.slow-travel.it/wp-content/uploads/2014/07/Friuli.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3850" title="Friuli" src="http://www.slow-travel.it/wp-content/uploads/2014/07/Friuli.jpg" alt="" width="540" height="361" /></a>Terra di confine tra Est e Ovest, <strong>il Friuli è da sempre stato crocevia di popoli</strong>, cosicché la presenza di un patrimonio culturale tanto eterogeneo non dovrebbe sorprendere. Eppure mi ha sorpreso riscontrare tutto questo gustando un piatto tradizionale o osservando un&#8217;insegna all&#8217;angolo di una strada. Dettagli di una storia minore, ma anche preziose testimonianze di una ricchezza che non è confinata nelle sale dei musei, ma che vive ovunque, pervadendo anche la cucina e la lingua del suo popolo, il furlan.</p>
<p>Parlando dell&#8217;incredibile varietà che caratterizza questa terra, non è possibile scegliere punto di partenza migliore di <em>Cividât</em>, <strong>Cividale del Friuli</strong>. Qui, dove nell&#8217;antichità si sono succeduti Celti, Romani e Longobardi. Qui, dove ogni anno nel mese di luglio si svolge il <a title="Mittelfest" href="http://mittelfest.org/" target="_blank">Mittelfest</a>, un festival internazionale dedicato alla cultura mitteleuropea.<br />
Se all&#8217;insediamento celtico appartiene l&#8217;ipogeo, un insieme di grotte artificiali, sulla cui originaria funzione non è stata fatta ancora chiarezza, al periodo romano risale invece l&#8217;antico nome della città, Forum Iulii, che col tempo ha finito per identificare l&#8217;intero Friuli.<span id="more-3843"></span><a href="http://www.slow-travel.it/wp-content/uploads/2014/07/tempietto_longobardo.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3846" title="Tempietto Longobardo - Cividale del Friuli" src="http://www.slow-travel.it/wp-content/uploads/2014/07/tempietto_longobardo.jpg" alt="" width="300" height="174" /></a>È però ai Longobardi che si devono alcuni dei gioielli custoditi nel Museo Cristiano e in quello archeologico di Cividale. In questo post mi soffermerò solo su una delle espressioni artistiche più elevate della cosidetta Rinascenza liutprandea: <a title="Tempietto Longobardo a Cividale" href="http://www.tempiettolongobardo.it/ " target="_blank"><strong>il Tempietto Longobardo</strong></a>. L&#8217;antica cappella palatina, in seguito oratorio del monastero di Santa Maria a Valle, da sola merita la visita a Cividale. Anche se il mosaico è andato perduto, così come i colori che un tempo rivestivano gli stucchi, l&#8217;eleganza delle sei figure femminili disposte ai lati della finestra centrale basta a smentire il pregiudizio storiografico che vuole il regno longobardo un periodo buio, di totale distacco dalla classicità. Fortemente allungate, queste sante indossano infatti tunica e palla, tipiche vesti romane, e la loro solenne ieraticità rimanda all&#8217;arte bizantina.</p>
<p><a href="http://www.slow-travel.it/wp-content/uploads/2014/07/chiesetta_votiva.jpg"><img class="size-full wp-image-3847 alignright" title="Chiesetta votiva - Valli del Natisone" src="http://www.slow-travel.it/wp-content/uploads/2014/07/chiesetta_votiva.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Appena usciti dalla cappella, si sente lo scroscio del Natisone che scorre tra pareti scoscese su cui è arroccato l&#8217;intero complesso monastico. Seguendo il corso del fiume e attraversando il Ponte del Diavolo, dirigiamoci a Est, verso il confine con la Slovenia, là si trova infatti la seconda tappa del nostro itinerario: le <em>Vals dal Nadison</em>, le <strong>valli del Natisone</strong>. E mentre la strada corre veloce sotto le ruote, tutto intorno si dispiega a perdita d&#8217;occhio un&#8217;immensa distesa di verde. Boschi e prati dominano l&#8217;intero paesaggio e rivestono i versanti delle Prealpi Giulie meridionali fino alle loro vette. Sentinelle delle valli, della loro natura ancora incontaminata e della miriade di paesi che le punteggiano, sono le <strong>chiesette votive</strong>. Costruite perlopiù in posizione rialzata, ce ne sono ancora 44 disseminate nel territorio del Natisone e tutte risentono di una forte influenza del mondo slavo, riscontrabile per esempio nei grandi altari lignei dorati in cui il Santo patrono occupa una posizione centrale.</p>
<p><a href="http://www.slow-travel.it/wp-content/uploads/2014/07/topolò.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3848" title="Topolò in Friuli" src="http://www.slow-travel.it/wp-content/uploads/2014/07/topolò.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Continuando il nostro viaggio nelle valli del Natisone, vi porto adesso alla scoperta dell&#8217;isola che non c&#8217;è. Proprio così, nessuna &#8216;seconda stella a destra&#8217;, basta andare verso l&#8217;estremo lembo orientale del Friuli, al confine con la Slovenia, &#8216;questo è il cammino e poi dritto fino&#8217; a <strong>Topolò</strong>. Ok, non sarà un&#8217;isola in senso stretto, ma che sia un&#8217;isola di creatività non c&#8217;è dubbio, tanto che ha una stazione che però è una non-stazione e un festival che è un non-festival. Siete un po&#8217; confusi? Sappiate allora che, malgrado non abbia nessun bar né ristorante né negozio, questo paese ha in compenso un aeroporto per soli arrivi, un ostello per suoni trascurati, un Istituto di Topologia, un ufficio postale per gli Stati di coscienza e una biblioteca che colleziona solo i libri del cuore. Sempre più confusi? Aggiungo che questo paese ha poco più di trenta abitanti ma in estate si popola di artisti provenienti da tutto il mondo che si esibiscono nel non-festival <a title="Stazione di Topolò" href="http://www.stazioneditopolo.it/index_edizione2014.html " target="_blank">Stazione di Topolò-Postaja Topolove</a>. Se siete ancora confusi, non vi resta che avventurarvi per le stradine in acciottolato del paese. Scoprirete per conto vostro i motivi per cui Topolò è <strong>uno dei dieci borghi più belli d&#8217;Italia</strong> come sostiene la rivista tedesca di viaggi Geo Saison.</p>
<p>Difficile descrivervi la piacevole sensazione di pace che ho provato visitando questi luoghi, ma ancora più difficile pensare che un tempo questa regione è stata teatro di alcune delle più feroci pagine della storia contemporanea: la <a title="Itinerari Grande Guerra" href="http://www.itinerarigrandeguerra.it/code/39112/Eventi " target="_blank">Grande Guerra</a>, gli eccidi nazisti, la barbarie delle foibe e gli episodi di tensione negli anni della cortina di ferro. E come se non bastasse, quel 6 maggio del 1976 si svegliò l&#8217;<em>Orcolat</em>, il cui urlo squassò in un istante il silenzio di una sera primaverile. Spezzò molte vite umane, distrusse interi paesi, ma non spezzò la forza di un popolo, quello friulano, la cui capacità di risollevarsi dalle macerie, di organizzarsi e di ricostruire tempestivamente, come testimoniato nel museo <a title="Tiere Motus a Venzone" href="http://www.tieremotus.it/" target="_blank"><strong>Tiere Motus a Venzone</strong></a>, ha fatto sì che si parli di <strong>Modello Friuli</strong>, un modello per l&#8217;Italia, ma non solo.</p>
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		<title>Valle del Sagittario in Abruzzo: un viaggio chiamato Amore</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Jan 2014 21:48:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bruna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità e Scoperte]]></category>
		<category><![CDATA[Natura e Dintorni]]></category>
		<category><![CDATA[abruzzo]]></category>

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		<description><![CDATA[Il racconto di Anna&#8230; Quello che vi racconto è il mio viaggio attraverso le Gole del Sagittario, in Abruzzo, in provincia dell’Aquila. Attraverso le strade di Scanno, Villalago e Frattura. Non è un viaggio unico, nel senso che l’ho percorso &#8230; <a href="http://www.slow-travel.it/2014/01/valle-del-sagittario-in-abruzzo-un-viaggio-chiamato-amore/">Leggi tutto <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.slow-travel.it/wp-content/uploads/2014/01/fratturavecchia.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3805" title="Valle del Sagittario - Abruzzo" src="http://www.slow-travel.it/wp-content/uploads/2014/01/fratturavecchia.jpg" alt="Valle del Sagittario - Abruzzo" width="800" height="532" /></a><em>Il racconto di Anna&#8230;</em></p>
<p>Quello che vi racconto è il mio <strong>viaggio attraverso le Gole del Sagittario</strong>, in Abruzzo, in provincia dell’Aquila. Attraverso le strade di <strong>Scanno, Villalago e Frattura</strong>. Non è un viaggio unico, nel senso che l’ho percorso diverse volte, a piedi, in macchina e in autobus. “C’è solo la strada su cui puoi contare”, e come diceva Gaber “bisogna ritornare sulla strada per conoscere chi siamo”.</p>
<p><span id="more-3799"></span></p>
<p>Ho vissuto per periodi alterni in questi paesi, per un’etnografia che sto conducendo da diversi anni con la <strong>missione archeologica Fluturnum</strong>. Dopo diversi campi di lavoro e molti chilometri a piedi sono stata assimilata dalla comunità e ho cominciato ad andare <strong>sola per i sentieri e al pascolo con il pastore</strong>. Non ero l’unica, incrociavo spesso trekker svizzeri e tedeschi che attraversavano la Valle da un paese all’altro. Esposti alla natura e al paesaggio, lungo le vie tracciate un tempo dalle direttrici della transumanza e adesso dai sentieri del Cai.</p>
<p><strong>Frattura è un piccolo borgo di 20 abitanti d’inverno</strong> e il doppio d’estate. Non ci sono negozi, solo un’unica strada che porta verso il <strong>piano delle Cinque miglia</strong>. Un altopiano a 2500 metri un tempo Mar di Tetide. Si arriva da Scanno, uno dei borghi resi eterni dai fotografi della Magnum, e crocevia di artisti, letterati e attori che lo hanno eletto a residenza estiva. Pasolini trascorreva l’estate all’hotel dei Pini e Papa Woytila si recava spesso in visita privata per fare escursionismo e concedersi momenti di riflessione.</p>
<p><strong>Scanno merita una tappa.</strong> Dal punto di vista culturale a maggio si svolge <em>Vivi il costume</em>, un appuntamento con la tradizione e a settembre il <strong>festival del documentario naturalistico</strong>, Scanno Natura Doc. Tutto l’anno potete perdervi tra le strade e i vicoli del paese, tra le sue botteghe di orafi e artigiani, tra i portaletti, le scalinate e incrociare una delle tante donne che ancora veste il costume tradizionale.</p>
<p>Un giardino nel cuore di Scanno è la <strong>pasticceria il Pan dell’Orso</strong>, è il luogo in cui mi fermo per scrivere, studiare e intervistare. E’ un <strong>luogo di ristoro e di pace</strong>, di legami che nel tempo sono diventati amicizie. Sono maestri pasticceri, che vi accoglieranno con quella gentilezza d’altri tempi che vi riscalderà il cuore.</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.slow-travel.it/wp-content/uploads/2014/01/Valle-del-Sagittario-ricognizione.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3807" title="Valle del Sagittario - ricognizione" src="http://www.slow-travel.it/wp-content/uploads/2014/01/Valle-del-Sagittario-ricognizione.jpg" alt="" width="576" height="383" /></a>Il nostro <strong>percorso a piedi </strong>potrebbe cominciare da lì o dalla piazza del paese. Incrocerete decine di escursionisti, spesso accompagnati dal proprio cane, potete farvi suggerire un percorso nuovo dagli scannesi o usare la cartina del Cai. Quella che vi suggerisco e che uso anche io per le ricognizioni è Montagne del Centro Abruzzo, Monte Genzana Monte Rotella, carta dei sentieri scala 1:25000 su base IGM. Sono montagne ricche di sorgenti, e di acque ma è bene partire muniti di una borraccia e uno snack.</p>
<p><strong>E infine Villalago</strong>, paese che non posso non mettere in connessione con Frattura e Scanno, entrando nelle Gole del Sagittario sarà il paese che incontrerete dopo Anversa degli Abruzzi e Castrovalva. Cominciate dal cuore di questo borgo, rigorosamente a piedi, percorretelo in lungo e in largo attraverso le scalinate e chiedete del <strong>mulino ad acqua da poco restaurato</strong>. La bibliografia di questi paesi è ben nutrita e non dovrà stupirvi, c’è una forte attenzione nei confronti della storia locale, del patrimonio culturale e cultuale.</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.slow-travel.it/wp-content/uploads/2014/01/Macina-mulino-ad-acqua-di-Villalago.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3812" title="Macina mulino ad acqua di Villalago" src="http://www.slow-travel.it/wp-content/uploads/2014/01/Macina-mulino-ad-acqua-di-Villalago.jpg" alt="Macina mulino ad acqua di Villalago" width="567" height="377" /></a>Una <strong>nutrita tradizione letteraria, di conservazione e trasmissione della storia locale</strong>. Lo percepirete per la facilità con cui troverete libri e riviste locali redatte con cura e precisione come la Foce di Scanno e il Gazettino della Valle del Sagittario che troverete nelle edicole. Pagine che sono ponti per chi non vive in paese durante l’anno che raccoglie storie di vita, fatti storici o tiene aggiornate le comunità sulle iniziative politiche e sociali. Sono tanti i percorsi che potrei suggerirvi, e in tutti ci sono storie, miti e leggende che hanno accompagnato chi prima di me ha vissuto e percorso queste montagne.</p>
<p><strong>Per ogni storia c’è sempre un inizio</strong>, un incipit e per la nostra c’è un sentiero stretto e lungo che corre dritto come una freccia dentro una Valle. E’ l’ingresso, il varco, l’inizio di questo viaggio nelle Gole del Sagittario.</p>
<p><strong>Guest post di Anna Rizzo – slow traveller #19</strong><br />
<strong>Foto di Chiara Tebaldi</strong></p>
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		<title>Viaggiare con Italo Treno: la nostra esperienza</title>
		<link>http://www.slow-travel.it/2013/10/viaggiare-con-italo-treno-la-nostra-esperienza/</link>
		<comments>http://www.slow-travel.it/2013/10/viaggiare-con-italo-treno-la-nostra-esperienza/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 13 Oct 2013 16:40:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bruna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità e Scoperte]]></category>
		<category><![CDATA[italo treno]]></category>

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		<description><![CDATA[In occasione del blog tour #ècanavese &#8211; un rigenerante weekend nel Parco Nazionale Gran Paradiso &#8211; abbiamo avuto l&#8217;occasione di testare i viaggi in treno con Italo. Risultato: servizio promosso a pieni voti! Già dai preliminari abbiamo avvertito un&#8217;atmosfera rassicurante. &#8230; <a href="http://www.slow-travel.it/2013/10/viaggiare-con-italo-treno-la-nostra-esperienza/">Leggi tutto <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><a href="http://www.slow-travel.it/wp-content/uploads/2013/10/Snack-Italo-Treno7.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3750" title="Snack Italo Treno" src="http://www.slow-travel.it/wp-content/uploads/2013/10/Snack-Italo-Treno7.jpg" alt="Snack Italo Treno" width="496" height="496" /></a>In occasione del blog tour <strong><a href="http://www.slow-travel.it/2013/08/parco-gran-paradiso-con-il-blog-tour-ecanavese/" target="_blank">#ècanavese</a></strong> &#8211; un rigenerante weekend nel Parco Nazionale Gran Paradiso &#8211; abbiamo avuto l&#8217;occasione di testare i <strong>viaggi in treno con Italo</strong>. Risultato: servizio promosso a pieni voti!</p>
<p style="text-align: left;">Già dai <em>preliminari</em> abbiamo avvertito un&#8217;atmosfera rassicurante. Nella sala d&#8217;attesa dedicata (<strong>Casa Italo</strong>) presente in tutte le stazioni servite dalla compagnia, informazioni e servizi sono a portata di mano: desk di accoglienza, display informativi, biglietteria self-service, ma anche comode poltrone relax e soprattutto connessione wifi per ingannare l&#8217;attesa <img src='http://www.slow-travel.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p style="text-align: left;"><span id="more-3748"></span></p>
<blockquote class="twitter-tweet"><p>A Firenze in attesa del treno <a href="https://twitter.com/search?q=%23Italo&amp;src=hash">#Italo</a> per Torino&#8230;che bella sala d&#8217;aspetto! <a href="http://t.co/lTUkPxFhhG">pic.twitter.com/lTUkPxFhhG</a></p>
<p>— Slow Travel (@SlowTravel_it) <a href="https://twitter.com/SlowTravel_it/statuses/370845793164328960">August 23, 2013</a></p></blockquote>
<p><script src="//platform.twitter.com/widgets.js"></script> Una volta sul treno, ci siamo accomodati in prima classe &#8211; anzi, dovrei dire <strong><em>Ambiente PRIMA</em></strong> &#8211; e se ripenso alla qualità del servizio, alla velocità del viaggio e al comfort delle poltrone&#8230;non direi di aver fatto un viaggio in treno, ma in aereo!</p>
<p>Durante il viaggio le hostess ci hanno gentilmente offerto uno snack di benvenuto (tra l&#8217;altro, caffè Illy &#8211; per la prima volta un caffè davvero buono su un treno), mentre il <em>train manager</em> (non chiamatelo capotreno!) ci teneva di tanto intanto informati sul percorso.   Certo, ci ha fatto un po&#8217; impressione leggere in tempo reale sul monitor che stavamo viaggiando a 300km/h, in alcuni tratti&#8230;</p>
<blockquote class="twitter-tweet"><p>
Su <a href="https://twitter.com/ItaloTreno">@ItaloTreno</a> stiamo viaggiando a 300km/h! Nel caso, v&#8217;abbiamo voluto bene, amici di <a href="https://twitter.com/search?q=%23%C3%A8canavese&amp;src=hash">#ècanavese</a> — Slow Travel (@SlowTravel_it) <a href="https://twitter.com/SlowTravel_it/statuses/370859961880158208">August 23, 2013</a>
</p></blockquote>
<p>&#8230;ma altrimenti come saremmo arrivati a Bologna da Firenze in poco più di&#8230;20 minuti?!<br />
 <script src="//platform.twitter.com/widgets.js"></script></p>
<blockquote class="twitter-tweet"><p>Dopo 20 minuti siamo già a Bologna, decisamente <a href="https://twitter.com/ItaloTreno">@ItaloTreno</a> non viaggia &#8220;slow&#8221;!   — Slow Travel (@SlowTravel_it) <a href="https://twitter.com/SlowTravel_it/statuses/370862144600154112">August 23, 2013</a></p></blockquote>
<p>Altro plus importante è il <strong>wifi gratis &#8211; e veloce &#8211; su tutto il treno</strong>: basta connettersi alla rete e inserire il codice di prenotazione associato al proprio biglietto per navigare liberamente durante tutto il viaggio. E&#8217; possibile inoltre guardare in streaming la tv su portale di bordo <strong>Italo Live</strong> &#8211; utile in caso di viaggi più lunghi, o in compagnia di bambini.</p>
<p>Prima di lasciare il nostro Italo abbiamo anche fatto un passaggio in <strong>Ambiente SMART</strong>, per vedere la differenza: gli spazi sono decisamente ridotti rispetto all&#8217;Ambiente PRIMA, ma non tanto da risultare claustrofobici. Per chi è abituato a viaggiare in treno &#8211; su qualsiasi treno &#8211; troverà comunque l&#8217;ambiente piuttosto confortevole.</p>
<p>Sul <strong><a href="http://www.italotreno.it/IT/Pagine/default.aspx" target="_blank">sito di Italo Treno</a></strong> è possibile approfondire servizi e offerte. Quanto a noi, ripeteremo sicuramente l&#8217;esperienza <img src='http://www.slow-travel.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p><script src="//platform.twitter.com/widgets.js"></script></p>
<p><!--[if IE]><iframe frameborder="0" allowTransparency="true" class="addtoany_special_service facebook_like" src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.slow-travel.it%2F2013%2F10%2Fviaggiare-con-italo-treno-la-nostra-esperienza%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=false&amp;width=75&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=20&amp;ref=addtoany" scrolling="no" style="border:none;overflow:hidden;width:90px;height:21px"></iframe><![endif]--><!--[if !IE]><!--><iframe class="addtoany_special_service facebook_like" src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.slow-travel.it%2F2013%2F10%2Fviaggiare-con-italo-treno-la-nostra-esperienza%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=false&amp;width=75&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=20&amp;ref=addtoany" scrolling="no" style="border:none;overflow:hidden;width:90px;height:21px"></iframe><!--<![endif]--><!--[if IE]><iframe frameborder="0" allowTransparency="true" 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		<title>Cosa vedere a Bergamo: ce lo dice l&#8217;app SmartTrippin</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Sep 2013 08:31:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bruna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità e Scoperte]]></category>
		<category><![CDATA[Bergamo]]></category>
		<category><![CDATA[guest post]]></category>
		<category><![CDATA[lombardia]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando si va alla scoperta di una città è meglio portarsi scarpe comode e indumenti pratici, ma perché non facciamo in modo che anche la guida turistica abbia le medesime caratteristiche? Per evitare di sfogliare libri giganteschi o di piegare &#8230; <a href="http://www.slow-travel.it/2013/09/cosa-vedere-a-bergamo-app-smarttrippin/">Leggi tutto <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/hozinja/5687451716"><img class="aligncenter size-full wp-image-3719" title="Bergamo" src="http://www.slow-travel.it/wp-content/uploads/2013/09/Bergamo.jpg" alt="Bergamo" width="819" height="461" /></a>Quando si va alla scoperta di una città è meglio portarsi scarpe comode e indumenti pratici, ma perché non facciamo in modo che anche la guida turistica abbia le medesime caratteristiche?</p>
<p>Per evitare di sfogliare libri giganteschi o di piegare voluminose cartine, è stata realizzata <strong><a href="http://www.smartrippin.com/smartrippin-app-bergamo/" target="_blank">SmarTrippin Bergamo</a></strong>, un’app completa utilizzabile su dispostivi iOs e &#8211; in un secondo momento – Android, in grado di sfruttare al meglio tutte le potenzialità della tecnologia. Questa guida non solo consente di pianificare il viaggio da casa, poiché è possibile consultarla e decidere cosa visitare leggendola come fosse una guida classica, ma rende anche più semplice l’interazione con la città, date le molteplici opzioni che mette a disposizione.</p>
<p><span id="more-3716"></span></p>
<p>La app garantisce contenuti originali che descrivono monumenti e luoghi interessanti della città, nonché <strong>mappe geolocalizzate</strong> e <strong>itinerari su misura</strong>. Notevole è l’idea di un’<strong>audioguida</strong> che permette di ascoltare la storia e le curiosità dei luoghi circostanti, senza staccare gli occhi da ciò che ci circonda.</p>
<p>Molto pratica è la funzionalità della <strong>realtà aumentata</strong>, uno strumento che, grazie al gps integrato e alla telecamera del telefono, segnala ciò che ci circonda – dai musei, ai bar, alle chiese – e che con un solo tocco ci rende noti dettagli e informazioni preziosi.</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.slow-travel.it/wp-content/uploads/2013/09/ST_STAMPA300DPI_LEONE.jpg"><img class="size-large wp-image-3721 alignright" title="Visitare Bergamo con SmartTrippin" src="http://www.slow-travel.it/wp-content/uploads/2013/09/ST_STAMPA300DPI_LEONE-1024x602.jpg" alt="Visitare Bergamo con SmartTrippin" width="293" height="172" /></a>Sono stati inseriti anche <strong>contenuti interattivi </strong>che collegano una parola a un <strong>glossario artistico</strong> e che ci permettono di conoscere in modo immediato termini un po’ difficili. Non mancano poi una galleria fotografica, una sezione storica e la possibilità di creare percorsi personalizzati.</p>
<p>Oltre alle notizie su arte e storia si trovano anche informazioni su <strong>hotel, ristoranti, mezzi di trasporto</strong>, informazioni preziose tanto quelle artistiche. Tutto è sempre accompagnato da fotografie e immagini scelte con cura. Da una parte rendono facile riconoscere un luogo, dall’altra stimolano la curiosità e mantengono il ricordo.</p>
<p>Nell’era “smart-living” una <strong>guida di Bergamo</strong> approfondita, veloce e funzionale, oltre che economica, può rendere ancora più coinvolgente il viaggio e può permettere di conoscere la città in modo nuovo, a fondo come mai era stato possibile finora.</p>
<p><strong>Guest post di Anna Remondini – slow traveller #18</strong></p>
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		<title>Castlefield: tra barche a vapore e Rivoluzione Industriale</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Apr 2012 19:57:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bruna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Città e Borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Curiosità e Scoperte]]></category>
		<category><![CDATA[gran bretagna]]></category>
		<category><![CDATA[manchester]]></category>

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		<description><![CDATA[Tutti sanno che la Rivoluzione Industriale è cominciata in Inghilterra, ma pochi conoscono il luogo preciso: si tratta di un quartiere residenziale chiamato Castlefield, moderno, tranquillo e a tratti un po’ posh. Castlefield si trova a Manchester, nel nord ovest &#8230; <a href="http://www.slow-travel.it/2012/04/castlefield-tra-barche-a-vapore-e-rivoluzione-industriale/">Leggi tutto <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><a href="http://www.slow-travel.it/wp-content/uploads/2012/04/castlefield-manchester.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2403" title="Castlefield - quartiere di Manchester" src="http://www.slow-travel.it/wp-content/uploads/2012/04/castlefield-manchester.jpg" alt="Castlefield - quartiere di Manchester" width="540" height="303" /></a>Tutti sanno che la <strong>Rivoluzione Industriale</strong> è cominciata in Inghilterra, ma pochi conoscono il luogo preciso: si tratta di un quartiere residenziale chiamato <strong>Castlefield</strong>, moderno, tranquillo e a tratti un po’ <em>posh</em>.</p>
<p>Castlefield si trova <strong>a Manchester, nel nord ovest inglese</strong>, dove c’è quasi sempre brutto tempo. È qui dove tutto ha inizio: <strong>i romani arrivano nel 79 d.C.</strong>, costruiscono un forte lungo il fiume Irwell e lo chiamano Mamucium; il primo nucleo di Manchester è formato (le rovine del forte romano sono ancora visibili, anche se la loro effettiva originalità fa suscitare qualche dubbio).</p>
<p>Ben presto <strong>nascono i primi canali <em>manmade </em>(artificiali)</strong>: il primo, il Bridgewater Canal, aperto nel lontano 1761. Seguono poi il Rochdale Canal e il Manchester Ship Canal – per nominare i più famosi – e tutta una serie di canali secondari che <strong>scorrono per la città</strong>, attraversano il centro e salgono attraverso i gli edifici nuovissimi del Northen Quarter e il gay village di Canal Street, che così si chiama non a caso.</p>
<p><span id="more-2398"></span></p>
<p><a href="http://www.slow-travel.it/wp-content/uploads/2012/04/gay-village-canal-street.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2412" title="Castlefield - Gay Village canal street" src="http://www.slow-travel.it/wp-content/uploads/2012/04/gay-village-canal-street-224x300.jpg" alt="Castlefield - Gay Village canal street" width="224" height="300" /></a>Se si entra a <strong>Castlefield</strong> da sud, ci si trova davanti a un <strong>letargico quartiere residenziale </strong>fatto di edifici nuovi e luccicanti che si affacciano sullo stesso fiume che duecento anni prima trasportava carbone e sudore. Manchester all’epoca si presentava come una distesa di ciminiere fumanti, che ora si possono ancora vedere in cima alle fabbriche in mattoni rossi riconvertite in moderni appartamenti di lusso (va da sé che abitare a Castlefield non è da tutti).</p>
<p>Attorno al <strong>fiume Irwell</strong> e ai canali artificiali bazzicano oche e cigni, a cui potete dare da mangiare &#8211; ma è vietato lanciare la micca di pane in acqua direttamente dal balcone, anche se ci si affaccia sopra.</p>
<p>Avviciniamoci verso il centro e il quartiere inizia a popolarsi di ristoranti alla moda, bar e attrazioni turistiche parecchio note: tra queste c’è il <strong>MOSI, Museum of Science and Industry</strong> (si entra gratis) che ora occupa parte della vecchia stazione dei treni di Liverpool Road, la prima linea ferroviaria per passeggeri a collegare due città (Manchester e Liverpool).</p>
<p><a href="http://www.slow-travel.it/wp-content/uploads/2012/04/castlefield-barca-a-vapore.jpg"><img class="size-full wp-image-2406 alignleft" title="Castlefield- barca a vapore" src="http://www.slow-travel.it/wp-content/uploads/2012/04/castlefield-barca-a-vapore.jpg" alt="Castlefield- barca a vapore" width="271" height="202" /></a>Per i canali si muovono lente le <strong>barche tradizionali a vapore, le cosiddette <em>barge</em></strong>; barconi di legno in precedenza utilizzate per il trasporto merci, che ora sono vere e proprie case galleggianti. Alcune sono proprietà di piccole aziende locali che organizzano tour sui canali mentre altre, le <strong><em>party boat</em>, come la “Drybarge”</strong>, si possono affittare per feste private.</p>
<p>Il passato recente di città industriale non ha ancora abbandonato Manchester e soprattutto Castlefield a sud e Ancoats a nord. Ancora oggi, tra le costruzioni moderne, è possibile vedere vecchi stabilimenti abbandonati, le finestre rotte o sigillate con pannelli di legno, l’erba che spunta selvaggia dalle pareti di mattoni rossi.</p>
<p><strong>Guest post di Erica Salvaneschi (<a href="http://www.travelfoo.it">Travelfoo</a>) – slow traveller #06</strong></p>
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		<title>Museo dei Cavatappi a Barolo</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Mar 2012 08:38:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chiara</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità e Scoperte]]></category>
		<category><![CDATA[barolo]]></category>
		<category><![CDATA[blog tour]]></category>
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		<description><![CDATA[Il Museo dei Cavatappi a Barolo è stato per me un&#8217;autentica sorpresa del blog tour nelle Langhe e nel Roero organizzato da Italy Different. Ripenso a quel pomeriggio, quando guardando la posta vedo la mail con il programma, curiosa come &#8230; <a href="http://www.slow-travel.it/2012/03/museo-cavatappi-barolo/">Leggi tutto <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><a href="http://www.slow-travel.it/wp-content/uploads/2012/03/cavatappi-11.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2377" title="Museo dei cavatappi" src="http://www.slow-travel.it/wp-content/uploads/2012/03/cavatappi-11.jpg" alt="museo dei cavatappi" width="540" height="322" /></a>Il <strong><em>Museo dei Cavatappi</em> a Barolo</strong> è stato per me un&#8217;autentica sorpresa del blog tour nelle <strong>Langhe</strong> e nel <strong>Roero</strong> organizzato da <em>Italy Different</em>.<br />
Ripenso a quel pomeriggio, quando guardando la posta vedo la mail con il programma, curiosa come sono lo apro immediatamente, il mio sguardo vaga tra nomi di ristoranti e cantine, che rendono subito molto interessante il pensiero di questo fine settimana differente dal solito, e poi si sofferma sulla fondazione di Cesare Pavese&#8230; ecco finalmente una buona occasione per tornare a Santo Stefano Belbo. E poi c&#8217;è quel <a title="Musei dei Cavatappi" href="http://www.museodeicavatappi.it/" target="_blank"><em>Museo dei Cavatappi</em></a>. Che strano, penso tra me e me, chissà come sarà venuta in mente l&#8217;idea di realizzare un simile museo, in fondo cosa mai ci sarà da raccontare sui cavatappi?</p>
<p>E invece mi sbagliavo, e tanto! L&#8217;ho scoperto in un sabato pomeriggio di inizio marzo, quando ho imparato che c&#8217;è un piccolo mondo dietro questo oggetto di uso comune.<br />
In tutto sono <strong>500 i cavatappi esposti</strong>, e di comune molti hanno davvero ben poco. Ora è la forma che non ti aspetteresti, ora sono le dimensioni incredibilmente minuscole, ora il materiale inusuale, insomma tutto sorprende e fa di questo luogo un <strong>museo diverso dal solito</strong>. Così ho deciso di parlarvene descrivendo alcuni degli esemplari che più mi sono piaciuti&#8230; insomma eccovi la mia personale <strong>lista dei cavatappi più curiosi</strong>. <span id="more-2367"></span></p>
<p><a href="http://www.slow-travel.it/wp-content/uploads/2012/03/cavatappi-multiuso1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2370" title="cavatappi multiuso" src="http://www.slow-travel.it/wp-content/uploads/2012/03/cavatappi-multiuso1.jpg" alt="cavatappi multiuso" width="200" height="264" /></a>- <strong>Il cavatappi multiuso</strong>. Non chiamatelo solo cavatappi, sarebbe troppo riduttivo. Ecco l&#8217;esemplare che il <strong>Mac Gyver dell&#8217;Ottocento</strong> non poteva non possedere: questo oggetto tascabile, oltre ad essere un cavatappi, è infatti anche un tiralacci, un pressa tabacco da pipa e uno strumento che serviva per la pulizia dello zoccolo del cavallo.</p>
<p>- <strong>Il cavatappi pubblicitario</strong>. Ebbene sì, ogni spazio è buono per fare pubblicità, persino il manico di un cavatappi può trasformarsi in uno spot, ora di un negozio di articoli casalinghi, ora di un concessionario.</p>
<p>- <strong>Il cavatappi più top secret</strong>. Questo è il cavatappi ideale per chi si sente un po&#8217; agente 007: è <strong>nascosto nel manico di un bastone da passeggio</strong>&#8230; più segreto di così! E rimaniamo nella terra di James Bond, quello che ho visto io al museo, infatti, era usato da nobiluomini inglesi.</p>
<p><a href="http://www.slow-travel.it/wp-content/uploads/2012/03/cavatappi-satirico.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2371" title="cavatappi satirico" src="http://www.slow-travel.it/wp-content/uploads/2012/03/cavatappi-satirico.jpg" alt="cavatappi contro il Proibizionismo" width="200" height="301" /></a>- <strong>Il cavatappi più satirico</strong>. Durante il periodo del <strong>Proibizionismo</strong> si diffusero negli Stati Uniti alcuni cavatappi rappresentanti la caricatura del senatore Volstead. Così, mentre si stappava una bottiglia, ci si ricordava dell&#8217;autore del provvedimento legislativo contro il consumo di bevande alcoliche.</p>
<p>- <strong>Il cavatappi più erotico</strong>. Avete capito bene, esiste una serie di cavatappi a tema erotico, e chi l&#8217;avrebbe mai detto?! Concludo, dunque, questa mia top 5 presentandovi questo cavatappi ottocentesco francese, che raffigura su di un lato il sesso femminile e sull&#8217;altro quello maschile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Curiosità</strong>: due le curiosità, tra le tante che scoprirete visitando questo museo, su cui mi soffermo. La prima riguarda il cavatappi in sé, la seconda il museo. Per la serie &#8216;lo sapevate che&#8217;, non tutti forse sanno che l&#8217;antenato del cavatappi è il <strong>cavapallottole</strong>, già in uso verso la metà del Seicento. Per quanto riguarda invece il <em>Museo dei Cavatappi</em>, direi che non poteva trovare sede migliore di quella che un tempo fu una <strong>cantina del &#8216;Re dei vini&#8217;, il Barolo! </strong></p>
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		<title>Geco-tecnologia: quando la natura aiuta la natura</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Mar 2012 08:42:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bruna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità e Scoperte]]></category>

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		<description><![CDATA[Cosa hanno in comune le mucche e i gechi? Non molto, si direbbe a prima vista, ma in realtà c&#8217;è qualcosa che le unisce: i gechi si nutrono di mosche, e le mucche subiscono quotidianamente la spiacevole compagnia di questi &#8230; <a href="http://www.slow-travel.it/2012/03/formaggio-e-geco-tecnologia/">Leggi tutto <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><iframe width="500" height="275" src="http://www.youtube.com/embed/B9yjjPImC8w?autoplay=1" frameborder="0"allowfullscreen></iframe></p>
<p>Cosa hanno in comune le mucche e i gechi? Non molto, si direbbe a prima vista, ma in realtà c&#8217;è qualcosa che le unisce: i gechi si nutrono di mosche, e le mucche subiscono quotidianamente la spiacevole compagnia di questi poco gradevoli insetti. E&#8217; inoltre provato che mucche stressate producono latte di qualità meno pregiata.</p>
<p>E allora, come accade in natura per tante specie animali che vivono in simbiosi scambiandosi reciproci favori, i ricercatori dell&#8217;Emmentaler hanno sperimentato la geco-tecnologia, che consente di migliorare la produzione del latte in modo del tutto naturale.</p>
<p>Una tecnologia dunque totalmente biologica, nel rispetto del benessere degli animali, che promette un risultato eccellente dal punto di vista della qualità del formaggio prodotto.</p>
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